L'Aloe era nota agli antichi greci ed è stata usata in medicina fin dal IV secolo a. C., come descrivono Dioscoride e Plinio. Cresceva sull'isola di Socotra e nel mondo islamico era venerata come un simbolo religioso. I pellegrini, dopo averla portata fino al tempio del Profeta, l'appendevano sopra la soglia della propria casa come protezione. C'era una varietà di Aloe che veniva tradizionalmente
piantata ai piedi delle tombe per conferire ai morti la pazienza di aspettare la resurrezione. Il nome dell' Aloe in sanscrito, kumari, significa fanciulla o vergine, perché la pianta apparentemente conferisce l'energia
della gioventù e stimola il rinnovamento dell'energia femminile. L'Aloe è conosciuta in molti paesi del mondo per la sue proprietà curative, è chiamata Medicine Plant negli
USA, Sàvila dagli Spagnoli, Ghrita-Kumari in sanscrito e nella medicina Ayurvedica, Jadam in Malesia, Luhui in Cina, Erba Balbosa in Portogallo e nei suoi domini, e semplicemente Aloe in greco, latino, italiano, tedesco, russo, francese e hawaiano. Il nome deriva dall'arabo "Alloch"
che significa lucido amaricante, il suffisso Vera è stato aggiunto in tempi remoti a significare che quella
determinata specie, la Barbadensis, aveva le migliori
proprietà salutari e medicamentose, anche se poi si è riconosciuto che altre specie affini avevano esattamente gli stessi pregi.
Per secoli o meglio per millenni, l'Aloe era nota in molte culture dall'occidente all'oriente, per le proprietà quasi magiche dei suoi derivati (olio, linfa e mucillagine) ed è stata usata sia per uso interno che per applicazioni topiche per
curare in modo efficace bruciature e ferite, per portare sollievo a molti dolori e malattie di diversa eziologia.
Si ritrovano notizie dell' Aloe nelle tavolette di argilla dei Sumeri, col nome di Musabbar. Nel papiro di Ebers, che è il
più antico documento medico (1500 a. C.) si parla della pianta e sono elencate le sue proprietà secondo la medicina tradizionale egiziana e sono riportate molte formulazioni contenenti l'Aloe ed altri rimedi. Nei papiri le ricette sono regolarmente
inframmezzate da iscrizioni magiche, che avevano presumibilmente la funzione di rendere le sostanze più attive. Per gli Indù l'Aloe occupa un buon posto fra le piante segrete dell'Atharva Veda, uno dei 4 Veda (in sanscrito=conoscenza) testi fondamentali dell'Induismo, composti di formule, incantesimi, preghiere, piante,
preparazioni segrete destinate a curare tutte le sorti di malattie, completato
con l'Ayurveda (Veda della via), la scienza Indù della medicina. Da qui il soprannome di "Guaritrice Silenziosa". I greci furono influenzati nei loro studi di
Medicina Botanica e Farmacologica dagli Egiziani e dai Mesopotamici e Teofrasto ( IV° sec. a. C.) scrisse un testo "La storia delle piante" dove parla di tutte le
piante conosciute a quell'epoca e fra queste è citata anche l'Aloe. La leggenda racconta poi che Aristotele persuase Alessandro il Grande a conquistare l'isola di Socotra, al largo delle coste africane, allo scopo di assicurarsi la quantità di Aloe necessaria a curare i feriti del suo imponente esercito.
Tanto la pianta che i suoi preparati erano all'epoca molto conosciuti; la leggenda racconta che l'Aloe contenesse l'elisir della gioventù che dava forza d'animo e curava le ferite.
Dioscoride (1° sec. d.C.) nel suo "Erbario Greco" tratta l'Aloe facendone una dettagliata descrizione e la consiglia per guarire le ferite, per normalizzare il sonno, come
espettorante, per l'alopecia, disordini intestinali, costipazioni, emorroidi, problemi gengivali e dentari, vescicazioni e bruciature. Gesù dopo la discesa dalla croce. Fatta eccezione per la linfa di Aloe essiccata usata come catartico, tutti i prodotti dell' Aloe (olio e mucillagine) sono scomparsi dalla tradizione medicinale durante il medioevo e fino ai giorni nostri, quando fu riscoperto
L'Aloe viene menzionata anche in molti passi della Bibbia, (Numeri, Cantico dei Cantici) e nel vangelo di S. Giovanni (19.3) come componente della mistura usata per ungere il corpo di
in Giappone l'uso della mucillagine nel trattamento delle ustioni da radiazioni atomiche. (ind, Med. and Surgey Jour. 8-1959) e da raggi X.
Si ritrova l'uso dell' Aloe Vera in molte medicine tradizionali di culture contemporanee, in India è usata come emmenagogo e stomachico e
antielmintico, in Cina le
foglie e il gel fresco sono usate come rimedio di pronto soccorso casalingo, in Messico le foglie sono usate per ferite, bruciature, irritazioni cutanee e persino nella lebbra. In questi paesi l'Aloe Vera e l'Aloe Arborescens sono state introdotte nelle locali materie mediche. Ai giorni nostri, il gel fresco è usato correntemente negli Stati Uniti in molte patologie dermatologiche tipo psoriasi,
per ridurre il prurito e la desquamazione, per le ustioni come lenitivo del dolore e riparatore cutaneo, acne, dermatiti, pruriti, artriti, reumatismi ed altre patologie. È usata anche come rimedio veterinario.
L'Aloe Arborescens è usata allo stesso modo dell' Aloe Vera in Cina e nell'URSS per il trattamento delle ustioni e in Africa sono state usate le foglie con successo nel trattamento delle ustioni da Raggi perché non era reperibile il tipo Vera.
In Giappone è usata nella medicina popolare come rimedio gastrointestinale, per le bruciature, punture di insetti, ferite e piede d'atleta: diversi studi ne hanno convalidato l'uso e confermata la tradizione popolare. Sono stati scritti una moltitudine di articoli e libri sull'Aloe e sono stati pubblicati interessanti lavori soprattutto da parte dei Russi e Giapponesi, dove sono state messe in luce nuove ed
interessanti attività di questa versatile pianta.
Inizialmente si usava la foglia fresca perché il gel non si poteva conservare, poi nel 1947 sono state messe a punto delle tecniche per stabilizzarlo e si cominciò a produrre. Esistono pareri di scordanti sull'uso del gel stabilizzato o sull'uso della foglia fresca e sembra che la foglia fresca usata estemporaneamente, sia per uso interno che per uso esterno, dia risultati migliori perché mantiene tutte le proprietà curative inalterate ed è perciò raccomandata, Invece il prodotto stabilizzato
sembra che ceda una parte di sostanza farmacologicamente attiva durante il processo di stabilizzazione per cui l'attività risulterebbe particolarmente ridotta soprattutto per certi usi.