
Rassegna stampa: articoli che parlano dell'Aloe Vera"Pericolo per la salute dei denti: contro gli acidi contenuti in succhi di frutta e bevande gassate che attaccano lo smalto dei denti arriva un nuovo dentifricio in gel a base di aloe vera. Il potere curativo della pianta, già utilizzato da tempo nella creazione di prodotti cosmetici, svela una nuova valenza lenitiva per denti e gengive. A dirlo è il risultato di una ricerca pubblicata su General Dentistry, la rivista della Academy of General Dentistry. Lo studio, basato sul confronto di un gel di aloe vera con due dentifrici in commercio, ha messo in evidenza le differenze esistenti tra i prodotti rispetto alle capacità di lotta contro germi e batteri.
Dalla ricerca è emerso che, pur avendo gli effetti di un normale dentifricio antibatterico, le proprietà contenute nel gel all'aloe vera si sono dimostrate efficaci non solo nel pulire denti e gengive, ma anche nel curare le infiammazioni e come rimedio nella lotta contro la carie.
Da sempre utilizzata come una delle componenti base di molte pomate in virtù delle sue proprietà curative e lenitive, recentemente ha guadagnato popolarità come principio attivo da dentifricio. Rispetto ai dentifrici tradizionali, spiegano gli ideatori, il nuovo prodotto risulta particolarmente indicato per le persone con denti e gengive sensibili grazie alla consistenza più soffice e alla mancanza di elementi abrasivi."
"Pistoia - In autunno il nostro organismo ha bisogno di eliminare scorie e tossine accumulate durante l'estate. Attraverso la depurazione potremo migliorare la funzionalità di organi come fegato ed intestino con un beneficio di cui risentirà tutta la persona. Le due piante su cui vogliamo porre l'accento sono Aloe e Tarassaco. Sulla terra sono presenti circa 350 varietà di Aloe ma solo quattro presentano proprietà terapeutiche. La varietà più diffusa ed utilizzata è l'Aloe Vera. È originaria dell' Africa ma si è diffusa in America e in Europa, nelle regioni dove il clima è più caldo. Il succo che si ottiene dalla spremitura delle foglie decorticate è molto utilizzato per le sue proprietà depurative e per il suo contenuto in aminoacidi, vitamine, calcio, potassio e magnesio. Contiene anche polisaccaridi,soprattutto acemannano,che presenta attività antinfiammatorie. Secondo alcuni studiosi sembra che il succo di Aloe possa aiutare anche ad aumentare le nostre difese immunitarie. Si deve utilizzare il succo puro al 100% di Aloe, che si presenta opalescente e spesso ricco di fibre e si conserva in frigo per un mese dopo l'apertura. Anche il gel di Aloe, per uso esterno, è molto utilizzato contro scottature, eritemi e per favorire la cicatrizzazione di piccole ferite. Il Tarassaco è un'erba spontanea che troviamo spesso nei nostri giardini, tanto che qualcuno la considera “infestante”. È il famoso soffione o piscialletto,nome che la dice lunga sulle sue proprietà. Presenta fiori giallo vivo e foglie dentellate con le quali si possono preparare deliziose insalate. I semi sono raccolti in una sfera piumosa che da sempre i bambini “soffiano” per vederli volare in aria. La fitoterapia utilizza la radice che può essere utilizzata per preparare tisane che aiutano la diuresi, stimolano la funzionalità dell'intestino, migliorano l'escrezione di bile dal fegato. Consigliamo di utilizzare rimedi aquistati in farmacia o in erboristeria poiché sono coltivazioni biologiche e la raccolta avviene nel periodo balsamico cioè quando i principi attivi delle piante sono in concentrazione maggiore."
"In odontoiatria l'aloe trova impiego in numerose patologie delle mucose del cavo orale. L'attività antibatterica e antivirale, associata all'attività antiinfiammatoria, permette di utilizzare il gel di aloe come terapia di supporto ai trattamenti convenzionali.
L'aloe vera risulta efficace nella terapia dell'Herpes simplex grazie alle proprietà antivirali e immunomodulanti possedute dal succo della pianta. In questi casi sembra utile applicarte sulle parti colpite il gel di aloe puro al 100% più volte al giorno ed assumere contemporaneamente due cucchiai di succo puro come alimento almeno tre volte al giorno per tre settimane.
Altro impiego dell'aloe è nel trattamento dell'alitosi. Le cause più frequentemente associate a tale patologia sono disturbi di origine dento-gengivale e difficoltà digestiva temporanea o cronica, dovuta a cattiva alimentazione, stress e patologie gastrointestinali. Nel primo caso, date le azioni emollienti, cicatrizzanti e riepitelizzanti dell'aloe, si consiglia l'applicazione sulla mucosa orale, dopo un'accurata igiene orale, del gel di aloe puro al 100% due volte algiorno per circa trenta giorni. Nel secondo caso, oltre a dover risolvere il problema legato alle abitudini alimentari e l'eventuale patologia di base, può essere utile l'assunzione, come coadiuvente, di un bicchiere di succo puro di aloe la sera prima di coricarsi.
L'aloe si rivela altresì utile nel trattamento della stomatite aftosa ricorrente (condizione caratterizzata dalla comparsa di ricorrenti ulcerazioni della mucosa orale). L'origine di questo disturbo, sebbene non ancora del tutto chiarita, è molto probabilmente di origine autoimmunitaria; in alcuni casi è una manifestazione di patologie sistemiche come il morbo di Crohn, la Colite Ulcerosa o l'Enteropatia da glutine. La terapia delle afte prevede l'applicazione topica di gel di aloe tre-quattro volte al giorno, associata all'assunzione per via orale di due cucchiai di succo puro di aloe."
"Non è escluso che un giorno si possa arrivare a raccomandare di inserire nella dieta, accanto ad altri farmaci contro l'Alzheimer, il succo di mela o di altri prodotti a base di questo frutto"
ha spiegato Thomas Shea, Ph.D., direttore del Center for Cellular Neurobiology and Neurodegeneration Research dell'UML.
"Si tiene domani alle 18, all' ospedale di Santo Spirito, Borgo di Santo Spirito 2, una conferneza su «Aloe Vera, una fonte di salute». Promosso dalla Forever Living Products Italy, l' appuntamento di domani riguarda i benefici dell' aloe vera nella modulazione delle difese immunitarie dell' organismo e come agente antinfiammatorio e cicatrizzante."
"Esiste una stretta correlazione tra la primavera e l'Aloe Vera, la pianta officinale che più di ogni altra aiuta a depurare, disintossicare e rafforzare l'organismo dopo le fatiche invernali. Più che mai in questo periodo dell'anno il corpo ha bisogno di essere rigenerato e per farcelo capire ci manda messaggi inequivocabili (senso di pesantezza e di stanchezza, pelle opaca, disinteresse e malumore) che indicano una leggera intossicazione ed un calo delle difese. Per depurare a fondo l'organismo è necessario aggiungere quindi ad una sana alimentazione l'azione purificante di una sostanza specifica. Pertanto una volta corretta la dieta con un maggiore apporto di acqua e fibre, vitamine, minerali e oligoelementi, una volta migliorata la circolazione con un'attività fisica quotidiana e praticato un periodico quanto salutare digiuno è importante scegliere il coadiuvante ideale per disintossicarsi. Tra tutti i prodotti naturali che svolgono un'azione purificante l'Aloe Vera assicura la massima efficacia perché è un concentrato di virtù che aiutano a depurare l'organismo sia dalle tossine esogene introdotte per via orale e respiratoria che da quelle endogene prodotte direttamente dalle cellule. In questo modo favorisce l'azione depurativa di fegato, reni e esistema linfatico. Inoltre la pianta officinale stimola e riequilibra il sistema imminutario al punto da essere indicata come coadiuvante nelle malattie autoimmuni; protegge l'apparato digerente attraverso un'azione antinfiammatoria, cicatrizzante, riepitelizzante e riequilibrante dell'epitelio della flora batterica, nutre e tonifica le cellule difendendole dai radicali liberi."
"L'aloe è una pianta sempre verde, ad arbusto, perenne e rampicante, dotata di fiori di forma allungata con colori che sfumano dall'arancio al rosso scarlatto; appartiene alla famiglia delle aloaceae che conta al suo attivo circa 350 varietà di piante in tutto il mondo. Di solito si distinguono 3 grandi gruppi di aloe: acaules, subacaules e cauleas.
Il gruppo acaules comprende piante senza tronco o dotate di fusto molto corto, morbido e spesso; a questo gruppo appartengono l'aloe barbadensis miller, l' aloe saponaria e l'aloe aristata.
Il gruppo subacaules comprende piante dallo stelo corto e legnoso a cui appartengono l'aloe succotrinae l'aloe chinensis.
Il gruppo cauleas comprende piante dal tronco esteso e ramificato e gli arbusti possono raggiungere anche alcuni m di altezza a questa classe appartengono le varietà aloe ferox, aloe arborescens e la aguillaria agallocha. La pianta d'aloe predilige il clima caldo e secco: si coltiva in Africa, Australia, America Centrale, Messico, Russia, Giappone, Spagna e piccole coltivazioni sono presenti anche in Italia.
Negli ultimi anni vi è stato vi è stato un vero boom nella commercializzazione dei prodotti a base di aloe largamente utilizzati nella cosmesi, nella cosmeceutica e nella nutraceutica.
L'aloe è particolarmente ricco in molecole antrachinoniche come l'aloemodina, l'acido aloetico, l'antranolo, l'acido crisofanico, ma anche di mucopolisaccardi come l'acemannano e di alcuni steroli vegetali; in virtù di tale composizione soprattutto il succo puro è molto utile in numerosi disturbi dell'apparato gastrointestinale, svolge infatti, un'interessante attività antiinfiammatoria, disintossicante e lenitiva nella colite, nelle diverticoliti e in parecchie patologie a carico dell'intestino tenue e crasso.
Il succo d'aloe è anche in grado di migliorare la funzionalità digestiva: funge da ottimo digestivo e dona sollievo a molti dei sintomi che si accompagnano con una cattiva digestione quali sonnolenza post prandiale, cerchio alla testa, nausea, vomito, sudorazione fredda, stipsi o diarrea.
Poiché l'aloe è ricco in steroidi vegetali quali lupeolo e sitosterolo è particolarmente indicato nel trattamento dell'esofagite, della gastrite e della stomatite. Il succo d'aloe, infine, è in grado di migliorare l'elasticità e la fluidità delle membrane delle cellule epatiche, interviene cioè sulla funzionalità del fegato stimolandola, perciò è molto utile in caso di insufficienza epatica."
"Per venire in soccorso di chi soffre di colite ulcerosa - malattia caratterizzata da un processo infiammatorio di retto e colon, la cui causa non è ancora ben conosciuta - sembrerebbe utile l' assunzione di gel di aloe vera. E' quanto segnala uno studio clinico inglese, pubblicato sulla rivista Alimentary and Pharmacological Therapy. Nello studio sono stati considerati 44 pazienti con colite ulcerosa, metà dei quali hanno assunto per bocca il gel di aloe, mentre i rimanenti hanno preso un farmaco inattivo. Dall' analisi dei risultati emerge chiaramente che l' aloe è più efficace del placebo nell' attenuare i disturbi, riducendo anche l' azione negativa della malattia sui tessuti intestinali. Il rimedio naturale è inoltre risultato sicuro e ben tollerato. Conferme «Non è la prima segnalazione sull' utilità del gel di aloe vera in malattie infiammatorie intestinali come, appunto, la colite ulcerosa» commenta Antonello Sannia, docente del Corso di perfezionamento in fitoterapia dell' Università di Siena. «Il gel sembra dotato di proprietà antinfiammatorie, oltre che immunostimolanti, sfruttate anche nel trattamento di patologie cutanee come dermatiti o ustioni». Attenzione, però, a non confondere il gel di aloe con l' estratto secco. «L' estratto secco è ricco di sostanze antrachinoniche che hanno azione lassativa e possono peggiorare i disturbi di chi soffre di malattie infiammatorie intestinali, come la colite ulcerosa o il morbo di Crohn» puntualizza Sannia. Ma l' aloe non è l' unica pianta utile per la colite ulcerosa. Diversi studi clinici hanno messo in evidenza anche l' efficacia della boswellia. Infine, alcuni studi, eseguiti per ora solo sugli animali da laboratorio, hanno messo in risalto le potenzialità della curcuma."
"Qualcuno potrà anche mostrarsi scettico di fronte all' argomento: la medicina naturale, tuttavia, è utilizzata con successo anche nella la cura degli animali domestici. Proprio di questo si parlerà nell' incontro che si terrà oggi alle 17,30 all' auditorium Cavenaghi di via Santo Stefano 4 a Vedano. Il medico veterinario Roberto Setti presenterà il libro «La cura del cane e del gatto con l' aloe vera» , una raccolta di casi clinici seguiti negli ultimi 3 anni .Il ricavato della vendita del libro (7 euro) sarà interamente devoluto in beneficenza per un progetto a favore dei ragazzi di strada in Romania."
"INTESTINO PIGRO IL MINISTERO DELLA SALUTE HA FUGATO I SOSPETTI SUI PRODOTTI CONTENENTI ALOE, CASCARA E SENNA. MA HA RACCOMANDATO COMUNQUE UN USO MODERATO DI QUESTI E DI ALTRI PRODOTTINESSUNA PAURA AD USARE LASSATIVI A BASE DI ALOE, CASCARA E SENNA. PAROLA DEL MINISTERO DELLA SALUTE, CHE DI RECENTE SI È PRONUNCIATO PER TRANQUILLIZZARE GLI ITALIANI DOPO I TIMORI SUSCITATI DALL' ENTE AMERICANO PER IL CONTROLLO DEI FARMACI, LA FOOD AND DRUG ADMINISTRATION. NEL MAGGIO DI QUEST' ANNO, INFATTI, L' ORGANO STATUNITENSE AVEVA SOSPESO I PRODOTTI A BASE DI ALOE, CASCARA E SENNA DALL' ELENCO DEI PRODOTTI DA BANCO, IN ATTESA CHE LE AZIENDE PRODUTTRICI FORNISSERO ULTERIORI DATI SULLA SICUREZZA ED EFFICACIA DI QUESTI PREPARATI. UNA QUESTIONE, IN REALTÀ, SOLTANTO BUROCRATICA, SOTTOLINEA IL MINISTERO DELLA SALUTE ITALIANO, TANTO CHE IL TERMINE PER PRESENTARE LA DOCUMENTAZIONE SUI LASSATIVI "INCRIMINATI" È STATO FISSATO ENTRO SEI MESI, INDICE, QUESTO, CHE NON VI È ALCUNA EVIDENZA DI RISCHIO. TUTTAVIA, IL NOSTRO MINISTERO INVITA I PAZIENTI ANCHE ALLA PRUDENZA E RACCOMANDA UN UTILIZZO LIMITATO E SOLTANTO OCCASIONALE DI QUESTI PREPARATI. MEGLIO ALLORA RICORRERE AD ALTRI MEZZI PER COMBATTERE LA STITICHEZZA? LA DOMANDA INTERESSA MOLTI, VISTO CHE LA STIPSI È UNO DEI PROBLEMI GASTROINTESTINALI CHE SI PRESENTANO CON MAGGIORE FREQUENZA. Elena Meli P er capire che cosa fare quando l' intestino è pigro, parliamo con la dottoressa Elisabetta Surrenti, dell' Unità Operativa di gastroenterologia dell' ospedale Careggi di Firenze, esperta in motilità intestinale. «Anzitutto, è necessario chiarire cos' è la stipsi: molti pazienti pensano di essere stitici, ma non lo sono affatto, secondo la definizione medica del disturbo - esordisce la gastroenterologa -. Per la diagnosi corretta, infatti, si devono valutare il peso delle feci emesse durante una settimana, il numero delle evacuazioni e la presenza di sintomi associati, come difficoltà nell' espulsione, sensazione di svuotamento incompleto o feci caprine e troppo dure. Ciò vuol dire che non andare in bagno per 1 o 2 giorni non significa soffrire di stitichezza». Prima di qualsiasi intervento, quindi, è opportuno rivolgersi al medico, per capire se il problema è reale (vedi box). Anche perché la stitichezza tenderà a ripresentarsi senza risolversi, se alla base vi sono motivi che non vengono affrontati. «In questo senso -sottolinea la dottoressa Elisabetta Surrenti - l' uso dei prodotti lassativi può essere dannoso: garantiscono l' evacuazione, ma non sono la soluzione alla stitichezza. Dovrebbero, quindi, essere presi solo su consiglio del medico e quando ve ne sia una vera necessità. Tuttavia, non si possono definire farmaci "pericolosi": agiscono localmente e difficilmente provocano effetti collaterali». «Unico rischio, - prosegue la specialista - l' abuso che si registra spesso nelle donne che vogliono dimagrire oppure in chi soffre di anoressia: l' eccesso di lassativi può dare diarrea, disidratazione e squilibri elettrolitici (come la diminuzione dei livelli di potassio, che porta ad aritmie)». Ma aloe, cascara e senna sono forse più rischiosi degli altri lassativi? «Si tratta di sostanze che rientrano nella categoria dei cosiddetti "irritanti" e sono alla base di molte preparazioni di erboristeria - spiega Surrenti -. Agiscono aumentando la funzionalità delle cellule che secernono acqua nel lume intestinale (vedi box). Poiché sottopongono tali cellule ad un superlavoro, sono stati sospettati di favorirne la trasformazione tumorale. In realtà, non vi sono dati che avvalorino tale supposizione; allo stesso modo, non sono stati confermati i timori secondo cui i purgativi irritanti provocherebbero danni alle fibre nervose delle pareti intestinali, portando col tempo a paralisi del colon. Questi preparati, quindi, non sono da sconsigliare, ma nel dubbio è meglio preferire altri tipi di lassativi». DIFFICOLTA' PIU' FREQUENTE NELLE DONNE La stitichezza è un problema molto più comune fra le donne. Il perché, assicura la dottoressa Surrenti, è innanzitutto culturale: «Le donne si vergognano della defecazione, la considerano un tabù: per questo spesso trascurano lo stimolo, ignorandolo quando si presenta. Il risultato è che, con il passare del tempo, il meccanismo riflesso che avverte della necessità dell' evacuazione si adatta, aprendo la strada alla stitichezza». Ugualmente a rischio le persone più anziane (che tendono ad evitare lo sforzo della defecazione), ma anche chi è sedentario o in sovrappeso. CONSIGLI PER CHI ELIMINA TROPPO POCO Ecco i consigli da seguire se l' intestino è pigro. Pochi giorni di difficoltà ad andare in bagno, non sono quasi mai un evento preoccupante: non impiegate subito il purgativo. Prima di ricorrere a qualsiasi altro intervento, in caso di stitichezza, modificate la dieta aumentando il consumo di fibre in maniera graduale, senza stravolgere le vostre abitudini: ad esempio, iniziando con l' aggiungere crusca nel latte o aumentando pian piano le porzioni di frutta e verdura. Se proprio non gradite i vegetali, utilizzate le pillole di fibre. Bevete abbondantemente: l' abbondante acqua favorisce il transito delle feci ed è indispensabile perché le fibre possano agire senza creare quel fastidioso effetto "tappo". Se state assumendo farmaci che possono portare a stitichezza, consultate il medico per aggiustarne le dosi. Se con la dieta non avete ottenuto risultati, è il momento di rivolgersi al medico per esami approfonditi. Usare i lassativi: per ridurre la fatica dell' espulsione e rammollire le feci in soggetti come gli anziani o i cardiopatici; prima di esami come il clisma opaco o la colonscopia. Non ricorrere mai ai purganti quando alla stitichezza si accompagnano dolori addominali di cui si ignora la causa. DAL MEDICO IL PERCORSO PER VALUTARE SE E' DAVVERO STITICHEZZA L a diagnosi di stipsi deve essere fatta dal medico. Motivo: dietro un intestino pigro possono nascondersi problemi organici che richiedono un intervento diverso (ad esempio, diabete, una malattia tiroidea o anche un tumore intestinale). Vediamo allora qual è il percorso da seguire per arrivare alla diagnosi senza errori. Esame del sangue. È il primo test cui sottoporsi per accertare l' assenza di malattie sistemiche che annoverano la stipsi fra i vari sintomi, oltre alla valutazione della calcemia ed il dosaggio dell' ormone tiroideo, colonscopia e clisma opaco. Gli esami strumentali sono raccomandabili se si ha il sospetto che vi sia un tumore intestinale: sono consigliati in pazienti con più di 60 anni in cui la stipsi si sia manifestata all' improvviso. Grazie a questi due esami si può escludere la malattia organica come causa della stitichezza: la diagnosi sarà perciò "stitichezza primitiva", ovvero legata alla funzionalità intestinale. Ma gli esami non finiscono qui: per capire dove risiede il problema, ecco restano da effettuare altre indagini. Tempi di transito. Il paziente ingerisce capsule contenenti materiale opaco ai raggi X e, nei 5 giorni successivi, si sottopone a radiografie dirette dell' addome. In questo modo si può "filmare" il percorso delle feci, misurando come ed in quanto tempo esse percorrono l' intestino. Ciò permette di verificare se si è in presenza di colon irritabile o colite spastica. Manometria ano-rettale. L' esame si effettua per capire se vi sono difficoltà durante la fase di espulsione delle feci, nei casi in cui il transito attraverso l' intestino è risultato normale. «L' evacuazione è un atto complesso, che richiede l' azione coordinata di molti muscoli e può diventare difficile se si "disimpara" a farlo: ciò accade spesso dopo il parto, quando defecare diventa doloroso e istintivamente si tende a fare il movimento opposto» osserva la Surrenti. Defecografia. Si inserisce nel retto una sorta di "pappa" opaca ai raggi X e si scattano radiogrammi durante l' espulsione. L' esame valuta la correttezza delle modalità di evacuazione e permette di individuare la presenza del rettocele, una sorta di estroflessione della parete rettale che raccoglie parte delle feci, dando al paziente la sensazione di svuotamento incompleto. LE OPZIONI PER LA SCELTA CON CRITERIO Queste le caratteristiche delle diverse categorie di lassativi Salini. I più noti sono il solfato ed il fosfato di sodio, il solfato di magnesio, l' idrossido di magnesio; utilizzati per la preparazione dell' intestino prima della colonscopia, agiscono richiamando acqua nel lume intestinale ed ammorbidendo le feci. Osmotici. Si tratta di zuccheri inerti (come il lattulosio o il sorbitolo) che passano dall' intestino senza essere assorbiti. Come i salini, facilitano l' espulsione delle feci richiamando acqua; un frequente effetto collaterale è la fermentazione dello zucchero da parte della flora batterica dell' intestino, con successiva formazione di gas. Da evitare per chi soffre di colon irritabile. Stimolanti o irritanti. Appartengono alla categoria sostanze come cascara, senna, rabarbaro, olio di ricino. "Irritano" le cellule della parete intestinale e le stimolano ad una maggiore secrezione di acqua: si ottengono feci più morbide e facili da espellere. Clisteri. Agiscono irrigando il retto e permettendo così una più facile espulsione del materiale fecale. Pur essendo fastidiosi, non hanno effetti collaterali e sono molto efficaci. Lo stesso vale per le supposte di glicerina, che hanno un' azione soltanto locale e sono risolutive in molti casi."
"Una pianta molto nota e apprezzata nella medicina tradizionale è anche dalla ricerca farmacologica.
... L'Aloe Vera, una pianta che è ora al centro di una importante ricerca svolta all'Università di Padova.
... dalle sue foglie si estrae una molecola, l'aloe-emodina, che nei primi test ha dimostrato di avere un'attività anticancro altamente selettiva...
... l'aloe-emodina si accumula solamente all'interno delle cellule tumorali e non appare nelle cellule sane di altri tessuti...
... Come una sorta di cecchino, l'aloe-emodina riesce a colpire selettivamente le cellule di un certo tipo di tumore..."
"Dell'aloe vera si conoscono da secoli le proprietà emollienti e protettive per la pelle che l'hanno fatta impiegare per curare ferite, scottature e piaghe. Ora arriva dall'Universita' di Padova la notizia che questa pianta grassa d'origine esotica, per la precisione un suo estratto, l'aloe-emodina, possa avere un'attività anticancro (la segnalazione di un effetto antitumorale e antivirale, soprattutto sull' herpes simplex, era gia' emersa da precedenti studi). Il preparato e' stato sperimentato dal microbiologo Giorgio Palù insieme all'oncologo pediatra Modesto Carli e alla biologa Teresa Pecere sugli animali, e poi su culture di cellule del midollo osseo umane, con risultati incoraggianti, pubblicati sul numero di giugno della rivista scientifica Cancer Research. Negli studi condotti a Padova è emersa una forte selettività della molecola su alcuni tipi di cancro e una tossicità bassissima, anche ad alti dosaggi. L'aloe-emodina, secondo i ricercatori, potrebbe trovare impiego soprattutto nella cura dei tumori infantili. Ma per non alimentare facili speranze, l' equipe padovana sottolinea che ci vorrà parecchio tempo per passare all'applicazione sull'uomo."
"Padova 31 maggio 2.000 - brevetto a nome dell'Università di Padova. 1 giugno, consacrazione scientifica con la pubblicazione di un articolo, su Cancer Research. Alle spalle tre anni di lavoro, davanti altrettanto tempo e altrettanta fatica. Nota anche come pianta miracolosa o dell'immortalità, l'aloe è finita due anni fa all'attenzione di un gruppo scientifico coordinato dal direttore dell'istituto di microbiologia, il Professore Giorgio Palù e di cui fanno parte anche il Professore Modesto Carli, oncologo pediatra e la Dottoressa Teresa Pecere, laureata in Scienze Naturali e ricercatore in Biologia Molecolare. Il gruppo comincia a lavorare, e il suo "Proviamo" ha le basi in quel che dice la medicina popolare: il fatto che una pianta Aloe arborescens, Aloe vera curi i tumori. Nella pianta i ricercatori trovano una molecola. È piatta, ha tre anelli, i ricercatori sanno che in natura ogni molecola ha un ricettore, insomma serve a qualcosa.
Visto che la "medicina popolare" dice che la pianta cura i tumori, i ricercatori si armano di microscopi, provette e topi nudi (privati del sistema immunitario) e cominciano a studiare. Scelgono su quali tumori provare.
Ai topi vengono inserite cellule di neoblastoma o di altri tumori della stessa famiglia. Le si lascia replicare, poi si inocula la molecola di aloe: il risultato è sorprendente, la molecola della pianta miracolosa non tocca niente e nessuno intorno, ma disintegra la cellula tumorale: vuole dire che non è tossica se non per il peggiore nemico, il cancro.
La seconda fase è in vitro: le cellule da sottoporre all'attacco della molecola vengono prelevate direttamente dal paziente. E anche qui, non c'è via di scampo, il Professore Palu spiega: che la molecola vegetale si incunea nella cellula tumorale, ignorando tutte le altre è la distrugge in tempi rapidissimi: negli esperimenti, cicli di cinque giorni hanno dato esiti pressoché definitivi.
Tutte le altre cellule vengono risparmiate dalla molecola. La dottoressa Pecere, ricorda che questa è la filosofia mondiale di ricerca: "Una cura per ogni malattia". L'oncologo Carli è ottimista prevede meno di cinque anni per avere il farmaco sperimentato in corsia: ritiene possibile un uso importante della molecola, vista l'assenza di tossicità, contro le recidive, e un utilizzo anche nella cosiddetta pulizia del midollo prima dei trapianti in caso di leucemie. L'aloe gioca un ruolo chiave su molti livelli diversi nell'aumentare le difese immunitarie. Come le attività biologiche dell'acemannano derivato dall'aloe sono state chiarite, è stato dimostrato che ha un potere straordinario a normalizzare tutti questi processi dannosi e perciò contribuisce in modo determinante, all'accrescimento delle funzioni del sistema immunitario.
A livello intestinale 1'acemannano, funziona come un efficace agente antiinfiammatorio che neutralizza molti degli enzimi responsabili del danneggiamento della parete della mucosa. L'acernannano ha proprietà dirette che uccidono virus, batteri e funghi che possono aiutare a controllare la crescita eccessiva di candida così che la normale flora batterica gastrointestinale può essere ripristinata. Il mucopolisaccaride acemannano stimola anche la mobilità intestinale, aiutando a muovere proteine allergeniche dall'intestino tenue e nel colon: tutti questi processi aiutano a normalizzare la struttura e funzione della parete gastrointestinale e perciò fermano il ciclo vizioso del danneggiamento del sistema immunitario."
"PADOVA - Da una pianta cara alle tradizioni popolari come medicinante, l' aloe vera, potrebbe giungere una nuova speranza nella lotta contro i tumori che colpiscono i bambini. L' indicazione giunge da una ricerca compiuta all' Università di Padova e i cui risultati sono pubblicati dalla rivista scientifica "Cancer Research" di giugno. Prendendo spunto da quanto nei secoli si è tramandato sulle proprietà della pianta, la ricerca, attraverso analisi di laboratorio in vitro e poi su animali per finire su cellule ematopoietiche umane, è riuscita a stabilire che una molecola presa dall' essudato dell' aloe vera ha una forte capacità selettiva per quanto concerne alcuni tipi di tumori, come quelli neuroectodermici in età pediatrica. Ci vorranno alcuni anni per passare ad una fase applicativa della cura sull' uomo."
"E' ARRIVATA IN ITALIA LA PIANTA DEI MIRACOLI: ECCO COME USARLA Aloe, regina dalle mille virtu' "Virtuosa" da sempre, l' Aloe Barbadensis, o Aloe Vera, era gia' conosciuta dagli egiziani come "pianta il cui sangue dona longevita' e bellezza", dagli imperatori cinesi, dagli amerindi (era una delle sedici piante sacre). Proviene da America centrale, Sudamerica, Australia, Africa, Spagna. Nel mondo conta gia' milioni di adepti, in Italia si comincia a usarla adesso (e' stata anche presentata al recente Expo Salute di Milano). Le sue caratteristiche? Contiene 160 principi attivi tra cui nove vitamine fondamentali, 10 enzimi, 7 degli 8 oligoelementi essenziali, lignine, saponine, mono e polisaccaridi. E poi calcio, fosforo, potassio, ferro, sodio, cloro, manganese, magnesio, rame, cromo, zinco. A che cosa serve? Alle vie biliari, allo stomaco, alla vista, all' intestino, combatte i batteri, i funghi, la tosse, la bronchite. E' cicatrizzante, antinfiammatorio, antivirale, stimola le difese immunitarie, regola tutte le funzioni biologiche. Ottimo anche per: allergie, artriti, artrosi, reumatismi, mal di schiena, asma, ustioni, dermatosi, diabete, dolori articolari, problemi di fegato. Alimento completo per tutti, rivitalizzante per gli anziani, protegge il cuore. Quanto all' estetica: velocizza la riproduzione delle cellule e "fa anche miracoli per i capelli" dice Rita Martin, una delle due distributrici di succo fresco da bere, pressato a freddo. Va detto che l' Aloe costa molto: un litro di succo va dalle 48 alle 85 mila lire. Ma una pianta impiega almeno quattro anni per maturare e la sua lavorazione e' molto delicata. E' anche vero che ne basta poco: un cucchiaio al mattino e uno alla sera..."